Tano da morire
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Il buttafuori

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img/LaRussabuttafuori.jpg
 
La Russa buttafuori di Berlusconi. Il ministro della difesa sbatte fuori un giornalista freelance, che ha battibeccato con Berlusconi. Sembra che a seguito di tale episodio il giornalista (Rocco Carlomagno, che scrive su Aprile online), voglia presentare denuncia per violenza privata, e perché avrebbe preso, tra l'altro, un paio di pugni.
 
Che carro di Tespi. Che vergogna, gente.
 
Rete, 10 marzo 2010
 

   

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Martedì 09 Marzo 2010 21:10


img/ComunicatoQuirinale.jpg

   

Naviglio Martesana: la Milano da bere di Letizia Moratti

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img/NaviglioMartesana.jpg
 

Milano Naviglio Martesana...

 

 ...all'altezza di Via Idro...

...la Milano da bere di Letizia Moratti, sindaco.

 Rete, 9 marzo 2010

 

   

Le elezioni si svolgeranno...

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Scritto da Dario Fo


img/DarioFopc.jpg
 

Le elezioni si svolgeranno in tutta Italia domenica 28 e lunedì 29 marzo, ma potete arrivare anche martedì e mercoledì della stessa settimana perché tanto troveremo un decreto interpretativo per i ritardatari, naturalmente questo privilegio è solo per gli elettori del Presidente, perché noi siamo il Partito del fare, nel senso che possiamo fare quel cazzo che ci pare.
 
 
Dario Fo, Il suo sito.
Rete, 9 marzo 2010

   

Un'altra legge vergogna

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Scritto da Antonio Tabucchi


img/AntonioTabucchi.jpgUn'altra legge vergogna.
Ritengo responsabile in prima persona Giorgio Napolitano. Per gli esegeti del regime non poteva non firmare.
Invece poteva, bastava che volesse. Le leggi razziali nel '38 non le firmò Mussolini, ma Vittorio Emanuele III. Nelle vere democrazie l'operato del Presidente della Repubblica è sottoposto alle giuste critiche dell'opinione pubblica, ma in Italia non si può, è lesa maestà.
 
Napolitano, questa volta in maniera flagrante, ha rotto i patti con gli italiani. Oggi, con questa legge illegale e totalitaria, quando ci dice che, fra le regole della legge e il dover impedire ai cittadini di votare una lista, lui sceglie di rompere le regole perchè sono una forma, ebbene io rispondo che tutte le leggi che abbiamo sono una forma, anche la Costitituzione è una forma perche è fatta di regole.
E se si rompono le regole della Costituzione si rompe la Costituzione. In questo momento storico Napolitano non è garante della mia Costituzione, mi pare si sia fatto garante di Berlusconi.
 
Se Napolitano non capisce che deve prima di tutto difendere la Costituzione con le sue forme, nessuno lo obbliga a stare al Quirinale: è un dovere e questo dovere richiede molta, molta attenzione, perchè ormai in Italia la Costituzione è stata divorata.
 
img/LogoMicroMega.jpg 7 marzo 2010

   

Il Popolo viola a Piazza Navona

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img/IlPopoloViola.jpg
 
Il Popolo viola scende, ancora, in piazza, a Piazza Navona. Tutti, o quasi, indossano un indumento viola, e tutti hanno l'aria  sorridente. Sorridente ma decisa. Sono decisi, manifestando a Roma, a scagliarsi contro il decreto 'Salva-Pdl', a difendere la loro libertà e la libertà dei loro figli. Avanti, Popolo viola, per i diritti, per la Libertà.
 
 
Roma, 7 marzo 2010
 

   

Calpestata la Costituzione.

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Scritto da Antonio Di Pietro


Img/marcia_su_roma.jpg
 
Dopo i decreti “d’urgenza” per bypassare i controlli arrivano quelli “interpretativi” per interpretare la legge a proprio uso e consumo. Una soluzione tra il diabolico e il dittatoriale. Il governo si accinge a fare ciò che era inimmaginabile fino a qualche giorno fa. Non è riuscito a sottomettere la magistratura ed imbavagliare la giustizia, e decide quindi di sostituirsi ad essa dando letture di comodo alle regole democratiche. Questo atto è un vero e proprio golpe contro il quale occorre opporsi con una chiamata alle armi democratiche. Infatti, scenderemo in piazza con una grande mobilitazione di tutte le forze sociali e politiche. E’ l’ennesimo provvedimento ad hoc, fatto ad uso e consumo dei soliti noti, che calpesta regole, diritti e Costituzione. Truccano le carte mentre si è in corsa con un decreto che definiscono impropriamente “interpretativo”, al solo scopo di ingannare gli italiani, ma in realtà è una vera e propria truffa. Infatti fanno una legge per rendere lecito tutto ciò che fino ad ora era illecito. Operazione degna dei peggiori regimi: non c’è più il senso del limite né del diritto.
La legge due giorni fa per Schifani era “differenza tra forma e sostanza”, oggi per La Russa è “il pelo nell’uovo”, domani per il Consiglio dei Ministri si trasformerà in un “decreto interpretativo”: quale sarà il prossimo passo?
Avevano minacciato la marcia su Roma, cos’è un decreto interpretativo se non esattamente questo? E' cristallino che non si tratti di "interpretazione", ma di un "palese abuso" di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l’intervento delle forze armate.
 
Roma, 6 marzo 2010
 
Aggiornamento:
 
Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dell'IDV: "L'ufficio di presidenza dell'Italia dei Valori ha dato mandato alle strutture del partito di organizzare una grande manifestazione di protesta, da tenersi a Roma, a difesa della Costituzione e contro questo decreto criminale salvaliste Pdl, varato dal Governo. Nelle prossime ore sono previste riunioni con esponenti di altri partiti del Lazio al fine di convergere tutti insieme in un'unica manifestazione a difesa della legalità e delle regole del gioco".
 

Ultimo aggiornamento (Sabato 06 Marzo 2010 14:06)
   

Speciale "Burlesque"

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img/burlesque6.jpg Vi invitiamo a leggere lo speciale "Burlesque".

 

Rete, 5 marzo 20


   

Diritto di voto

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Scritto da Fulvia Bandoli


img/dirittodivoto.jpgMio nonno era un comunista con qualche venatura anarchica, una persona che ho amato moltissimo e dal quale ho imparato a vivere. Il giorno delle elezioni si alzava prima, si vestiva elegante ( come si poteva essere eleganti in una famiglia di braccianti romagnoli), si metteva il nastro nero (quello che gli anarchici portavano al posto della cravatta) e si buttava sulle spalle la pesante mantella di panno se era inverno.
Diceva che voleva essere il primo a votare, che poi non si sa mai cosa può succedere nella vita. Mio nonno non avrebbe mai fatto tardi al voto in tutta la sua vita. Nell’anno delle prime elezioni libere in Sud Africa ( l’anno dopo la liberazione di Nelson Mandela) ho avuto il privilegio di fare l’osservatrice dell’Onu e di partecipare a quel grande evento che durò più di una settimana, con milioni di persone che votarono per la prima volta e che per farlo fecero file interminabili.
 

In un villaggio sperduto una vecchia contadina arrivò a piedi al seggio la sera prima ( veniva da parecchio lontano) con un cesto sulla testa con le cose che le potevano servire per la notte e qualcosa da mangiare. La mattina si mise in fila e finalmente dopo sette ore riuscì a votare.
Io ebbi l’onore di accompagnarla dentro la cabina perchè era analfabeta e noi osservatori in modo imparziale dovevamo spiegare le modalità di voto. Le chiesi se sapeva per chi votare e lei mi disse che lo sapeva. Le chiesi di dirmi il nome e di indicarmi sulla scheda la foto ( c’erano le foto dei candidati presidenti proprio per chi non sapeva leggere) e lei sussurrando mi disse il nome di Mandela e lo indicò sulla scheda. Io a quel punto, essendo chiara la volontà dell’elettrice, votai per lei con una croce sul simbolo vicino alla foto. Il più bel voto che ho dato nella mia vita. Poi le consegnai la scheda piegata e lei, con una fierezza che non so descrivere e le lacrime agli occhi, depositò il suo voto nell’urna. Poi uscimmo.

 

Siccome era tra le più anziane donne ad aver votato e in tanti l’avevano vista arrivare, bivaccare la notte e fare quella lunga fila, una televisione americana la volle intervistare. Le chiesero come mai avesse fatto un viaggio così lungo e tante ore di fila così anziana com’era… e lei semplicemente rispose ” sono settant’anni che aspetto di votare, cosa volete che siano un giorno di cammino e sette ore di fila al confronto?”.
E’ da ieri che mi frullano in testa questi due episodi. Se quelli del Popolo delle Libertà conoscessero i principi che animavano mio nonno o quella vecchia contadina non sarebbero arrivati tardi a consegnare le liste e non avrebbero mai pasticciato con firme non vere.

img/logosinistrademocratica.jpgRete, 4 marzo 2010


   

Lavoratori? Prrr!!!

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img/Statutolavoratori.jpgChi dice che questo Parlamento non lavora? 
 
Dopo due anni di estenuanti lavori in commissione ed in aula... hanno ucciso lo Statuto dei lavoratori.
L'arma del delitto è il DDL 1167 B, approvato definitivamente ieri, con la benedizione del governo e,  ahimè, troppo timidamente contrastato dalle opposizioni parlamentari ed extraparlamentari.
 
In pratica si tratta di questo: d'ora innanzi sarà permessa una deroga alla legge 300/1970, Statuto dei lavoratori, che i datori di lavoro potranno fare apporre, in sede di assunzione, sul contratto stesso (facendola poi certificare davanti una Commissioni di certificazione) la clausola che le controversie sul lavoro saranno risolte:
a) - non dal giudice naturale, ma da un collegio arbitrale;
b) - non non in base alla  leggi ed al CCNL, ma "secondo equità" ossia "ad cazzum".
 
Bellissima tutela della parte più debole, il lavoratore, che potrà essere selezionato in base al principio o accetti questa clausola di rinuncia al tuo diritto di rivolgerti al tuo giudice naturale, o non ti assumo e continui a fare il... bamboccione.
 
Attenzione non è cosa da poco; questo è il diritto primo dei lavoratori. E questo governo, e questi ministri di provenienza, dicono socialista, hanno derubato i lavoratori di un diritto che sembrava definitivamente acquisito.
 
Ora, a babbo morto, bisogna attrezzarsi perché venga avviata una battaglia di resistenza in sede di contrattazione collettiva, impedire che nascono queste commissioni di certificazione e, ultima ratio,  contestare i "contratti certificati", con un contenzioso anche di tipo costituzionale.
 
Rete, 4 marzo 2010

   

La parrucchiera di Lesmo

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img/ParrucchieradiLesmo.jpgLe trasmissioni in Tv sono pedagogiche, cioè sono istruttive, in quanto insegnano cultura (la principessa Sissi, i turgidi capezzoli sotto il lino bagnato, e l'Impero austro-ungarico), insegnano la geografia (Licia Calò, "Alle Falde del Kilimangiaro") si ché la Gelmini può ritirare la geografia dalla scuola, ed insegnano nientemeno che  Educazione civica.
 
Magari divertendo. La Gran Maestra è la Simona Ventura, faccia tosta del 2° canale. Ora, all'Isola dei famosi spiega l'art. 3 della Costituzione italiana,  che recita
 
img/virgoletteapri.jpgTutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.img/virgolettechiudi.jpg
 
Per spiegare meglio questo articolo la Ventura ha diviso i concorrenti in due sezioni, i vips e gli sfigati. I primi vengono ricevuti nella Missione, vengono coccolati, vezzeggiati, ai secondi, i cosiddetti non-famosi, viene riservato il pollice verso.
 
Morale, se non sei famoso non sei nessuno!
 
E così la casalinga di Frosinone, il cuoco di Caltanissetta o la parrucchiera di Lesmo imparano che ci sono cittadini di seria A e i cittadini di serie B.
 
Ai primi è consentito piegare il sistema ai loro capricci (prescrizione breve, non punibilità del falso in bilancio,  pillola del giorno dopo, moglie, amante, e femminiello) ai secondi prescrizione lunga (le multe si prescrivono in 10 anni, per le scorrettezze fiscali ce ne vogliono 12 o 13 di anni), famiglia rigorosamente tradizionale e sequestro dell'auto se carichi una puttana (mica una escort) ai bordi della circonvallazione.
 
Ed è così, vi garantisco, la parrucchiera di Lesmo si è assolutamente convinta che per Silvio Berlusconi la legge deve essere più uguale che per gli altri cittadini. 
 
Lesmo, 4 marzo 2010

   

La Russa: "Noi pronti a tutto!"

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img/Topgun.jpg
  Aeroporto di Venegono, 24 settembre 2008 (foto NewPress, da Internet).
 
 
La Russa: "Non vorrei fare la parte dell'eversivo ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto''.
 
Marino: "Minacce inquietanti ed eversive, trovo davvero gravi e inaccettabili parole e toni usati dal ministro".
 
Pannella: "Vorrei ricordare, non al paleo-fascista La Russa ma a me stesso e ai cittadini italiani, che il Capo delle Forze Armate in Italia è il Presidente della Repubblica".
 
taninoferri: Se non ci fosse da piangere, riderei a crepapelle. Sarà questo un Ministro della Repubblica? o è un guizzo, un giullare, un...
 
Rete, 3 marzo 2010

   

Lo sguardo delle donne sulle donne

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Scritto da Iole Natoli Mercoledì 03 Marzo 2010 14:06


img/8MarzoAlleDonne.jpgLettera aperta
alla giornalista
Tiziana Bartolini
Direttora di NoiDonne
 
Gentile Direttora,

- [...] - ho il dispiacere, mi creda, di dover provare a rivolgerle qualche spinosa domanda, in merito all’incontro culturale che avrà luogo l’8 Marzo 2010 presso la Casa Internazionale delle Donne, al quale anche Lei sarà presente.
Sappiamo tutte che quel luogo ha accolto in sé, rappresentandole, una storia e un’identità particolari e ci aspetteremmo che dovesse ancora rappresentarle, stando a quanto sul sito della Casa si legge nella pagina intitolata “chi siamo”.
“La Casa Internazionale delle Donne di Roma” (…) “raccoglie l’eredità della Casa delle donne creata” in via del Governo Vecchio. “Più di quaranta associazioni (…) hanno dato vita a un grande progetto, unico in Italia, che racchiude la storia ed i successi del movimento di liberazione delle donne”.
Un progetto unico, sì, di sicuro splendore adamantino, che stranamente quest’anno si corrompe in occasione di un singolare 8 Marzo.
 
Ed ecco la domanda che ho da porle.

Non trova che sia fortemente inappropriato a quel giorno, simbolo della lotta delle donne per il riconoscimento della loro libertà e della loro identità culturale - in breve dei loro diritti di persone - che in quella sede di antico, ma forse non più durevole prestigio si presentino, sia pure con tutti i supporti femminili d’entourage, esclusivamente i libri di due uomini - bravi, rispettabilissimi, a me cari, ma indiscutibilmente uomini, sì, sono pronta a giurarlo - come se non esistessero autrici cui poter aprire le porte quel giorno, il loro, quello di tutte le donne, quello che si celebra a livello mondiale, che è dunque in-ter-na-zio-na-le, come il nome della Casa che ospita?
 
[...]
 
Se si voleva cogliere l’opportunità che il volume “Le Siciliane, quindici storie vere” di Giacomo Pilati, sicuramente pregnante come i suoi precedenti, poteva offrire per un ritratto delle donne di oggi, perché non porre a fianco dell’autore alcune autrici? Perché tener conto unicamente di uscite editoriali recenti (aspetti tecnici che esulano dall’8 Marzo) e invitare soltanto due uomini, come se contasse esclusivamente che si parli - magari meravigliosamente - di donne e non che siano le stesse donne, in prima persona, con la loro scrittura, a narrare?
 
[...]
 
Grazie della lettura e della risposta che eventualmente vorrà darmi.
 
 


   

Quando prevale la sostanza...

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Scritto da Libero Dalla Guerra


img/berlusconi-dietro-le-sbarre.jpg

Schifani, a proposito del caos-liste, ha esortato:
"La sostanza prevalga sulla forma."

 

A noi starebbe anche bene...

 

Accettiamo pure le liste del PDL in Lazio e Lombardia.

 

Ma a patto che però dopo acchiappiamo Berlusconi, lo conduciamo a San Vittore, e facciamo sparire la chiave dopo averlo ben chiuso in cella.

 

Perché Berlusconi formalmente ha visto prescritti  i propri reati e l'ha fatta franca da tutti i processi, con tutte le leggi che si è fatto.

 

Ma, comunque, sostanzialmente ha delinquito.

 

Rete, 3 marzo 2010

 


   

1 marzo, ore 16, linea C27. In sciopero

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Scritto da Wanda Pane


img/migrare3.jpgIeri alle 18.09.

Scendono dalla collina, non verso il mare che a loro è estraneo, ma verso i bassi dei quartieri spagnoli o verso la casbah vicino alla stazione centrale; hanno finito di pulire, lavare, cucinare, imboccare vecchi e bambini.
 
Alte, bianche, bionde o rosse, i capelli corti, con gli zigomi alti e gli occhi chiari sono quelle dell'Est, qualche tentativo di vestire alla moda dei giovani, chiacchierano tra loro voci simili ed incomprensibili, si siedono sempre in fondo all'autobus, domenica andranno al mercato di via Marina ad incontrare le amiche, a spedire pacchi a casa, a comprare cibi del loro paese, ad attendere i torpedoni che portano, dopo 48 ore di viaggio, odore di casa e di sudore.

Più avanti ondeggiano lunghe trecce nere, brillano denti bianchissimi, occhi dolci di giaietto, più timide composte vestite severamente, alcune hanno abbandonato il disco rosso sulla fronte, più silenziose intraprendono conversazioni gutturali, sono indiane, pachistane, cingalesi, tamil simili al nostro occhio occidentale ma separate da etnie, religioni diverse e lunghi anni di conflitti.
Qualche filippino disinvolto, grassocce capoverdiane, poche ormai sono le eleganti e snelle somale ed etiopi; è più facile incontrarle vestite all'occidentale, accompagnare a scuola un bimbo dalla pelle abbronzata.
 
Queste le pericolose terroriste che salvano le nostre famiglie, vorrei dare un appuntamento a Maroni & Company su questo autobus, offrirò loro il biglietto, a meno che non godano anche di questo benefit.
 
Napoli, 1 marzo 2010

   

Gaetano Bresci, regicida.

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img/Bresci_costantini.jpgIo sono un appassionato di storia, passione che ho coltivato e con gli studi e con successivi approfondimenti da autodidatta. Penso che lo studio della Storia possa darci delle dritte utili anche a valutare le situazioni attuali.
 
Alla luce di quanto sopra ho deciso di richiamare, di tanto in tanto, alla memoria dei miei lettori, personaggi minori, di cui, magari ci si è scordati. Inizio con Gaetano Bresci.
 
La sera del 29 luglio 1900, a Monza, il re d'Italia Umberto I si allontanava, a bordo di una carrozza scoperta, dalla palestra della società ginnica "Forti e liberi", dove aveva premiato alcuni atleti. Ad un tratto, gli si avvicinò un giovane il quale, armato di una rivoltella Hamilton and Booth Co., colpì a morte il sovrano.

Il giovane attentatore fu subito arrestato e identificato. Il suo nome era Gaetano Bresci, 31 anni, anarchico toscano, di professione tessitore.

Bresci viveva negli Stati Uniti, nel New Jersey, ed era tornato in Italia il 17 maggio con l'obiettivo preciso di uccidere il re. La motivazione del gesto la fornì lo stesso Bresci: egli voleva vendicare gli operai uccisi due anni prima a Milano, durante una manifestazione contro il caro vita. L'ordine di far partire le cannonate era partito dal generale Bava Beccaris, ma la responsabilità politica dell'aggressione agli operai era, secondo molti, del re in persona.

Gaetano Bresci fu rinviato a giudizio dalla Corte d'Assise di Milano e il processo si svolse con una rapidità insolita per quei tempi. Giudicato colpevole del delitto di regicidio, Bresci, con sentenza del 29 agosto 1900, fu condannato «alla pena dell'ergastolo, di cui i primi sette anni in segregazione cellulare continua, all'interdizione perpetua dei pubblici uffici, all'interdetto legale, alla perdita della capacità di testare ritenendo nullo il testamento che per avventura fosse da lui stato fatto prima della condanna».

Fin dal momento dell'arresto Bresci dichiarò di professare principi anarchici rivoluzionari e di aver fatto parte, a Patterson, negli Stati Uniti, dove ufficialmente era impiegato in una industria tessile, di un circolo anarchico che pubblicava il periodico La questione sociale. Egli, tuttavia, sostenne che il progetto di uccidere Umberto I era stato una sua iniziativa, pertanto nessun altro anarchico fu chiamato in causa. Trasferito nel penitenziario di Santo Stefano a Ventotene, la mattina del 22 maggio 1901, dopo dieci mesi di reclusione, Gaetano Bresci fu rinvenuto morto. Attorno al collo aveva un nodo scorsoio, fatto con un asciugamano. La morte di Bresci fu attribuita a suicidio.
 
Tratto da Museo criminologo ( Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria).
Rete, 1 marzo 2010

   

Sciopero immigrati 1° marzo.

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Scritto da Franca Rame


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Ci sono giorni che hanno il potere di fare una differenza, il prossimo primo marzo è uno di questi.

Probabilmente un solo sciopero non cambierà quasi nulla delle condizioni materiali delle migliaia di lavoratori migranti eppure c'è la necessità di tirare un sasso nello stagno dell'indifferenza, dello sfruttamento brutale nascosto dietro una patina di normalità, delle arance macchiate di sangue di Rosarno degli stupri, delle violenze e dei morti nei CIE, delle persecuzioni di tutti quelli, indigeni o migranti, che provano a rialzare la testa.

Ventiquattr'ore di astensione dal lavoro dei migranti per ribadire diritti fondamentali: alla vita, al lavoro, a condizioni di esistenza dignitose, che dovrebbero essere patrimonio di ogni essere umano, perché nessuna legge o nessuna disposizione amministrativa dovrebbe poter condannare una persona alla detenzione ed alla deportazione solo per la propria provenienza o pelle. Una giornata a vantaggio dei migranti ma non solo, perché non sono solo i migranti ad essere ostaggio di una retorica parafascista, diffusa a destra come a sinistra, che vuole il diverso come un perenne nemico, perché non sono solo i migranti ad aver paura dei venti xenofobi che fischiano in Europa perché un nemico torna sempre comodo, oggi il migrante, domani la donna, il dissidente, l'antifascista o il disfattista.

In un certo senso il 1 marzo è un giorno per tutti quanti quelli che non sono ulteriormente disposti a tollerare che vite umane vengano distrutte e calpestate in nome del profitto.
 
 
Rete, 27 febbraio 2010

   

Oggi Roma è Viola.

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Sabato 27 Febbraio 2010 15:37


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L'Onda Viola sfila per Roma. Una sola voce: "Ora basta, la legge è uguale per tutti".
 
"Ma i numeri non sono importanti, importante è essere qui". "Mi chiedono di dire quanti siamo, mi chiedono i numeri, io rispondo chissenefrega! La piazza è completamente piena, piena quanto lo era per la manifestazione sulla libertà di stampa. Quanti erano allora? 200 mila? Noi siamo quanti loro". (Gianfranco Mascia - Roma).

Ultimo aggiornamento (Sabato 27 Febbraio 2010 22:08)
   

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Mills, "Condanna annullata, il reato è prescritto"

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 Rete, 26 febbraio 2010

   
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